La Danza

 

"La armonia suave e l'dolcie canto

che per l'audito passa dentro al core,

di gran dolciezza nascie un vivo ardore,

da cui il danzar poi vien, che piace tanto!"

(Guglielmo Ebreo, dal manoscritto "De pratica se arte tripudii vulgare opusculum")

Le dieci giornate che fanno da cornice alla narrazione delle Novelle del Decamerone, vedono " l'allegra brigata" di giovani (scampati alla Peste Nera) regolarmente impegnata, dopo ogni pasto, a suonare, cantare e danzare; da ciò si deduce che dai castelli medievali ai palazzi rinascimentali, l'ambiente cortese e signorile ospita la pratica dei balli di società che, soprattutto per le Dame, servivano ad impegnare il tanto tempo libero durante le lunghe attese del ritorno dei loro congiunti dalla guerra, in paesi lontani.

Nonostante la Danza, come la musica e l'abbigliamento, seguisse delle vere e proprie mode del tempo, essa serviva fondamentalmente a mettere in mostra la seducente femminilità delle nobildonne i cui movimenti dovevano spiccare per grazia e gentilezza, mentre, gli eventuali cavalieri, dovevano spiccare per risolutezza e dinamicità del movimento (il ballo "di coppia" ha sempre avuto il fine del "corteggiamento", in tutte le epoche!)

A partire dalla metà del XV sec., la documentazione a noi pervenuta sulla danza, si arricchisce all'improvviso per la comparsa della figura del maestro di ballo; al seguito della casata per cui presta servizio, il maestro partecipa a feste in occasione di fidanzamenti, nozze, ambascerie…..per cui si codifica il "ballo di corte", ovvero la traduzione delle danze popolari in ambito cortese (Cronaca di Bologna del 1492, in occasione del banchetto di nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia D'Este; un cronista dell'epoca ci lascia queste poche righe: "…abbiamo visto le Ninfe di Diana rifugiarsi presso la Dea Venere: ella appare e danzando riconcilia gli uni e gli altri e con una grandiosa danza d'insieme termina l'azione…").

I tre maggiori maestri di ballo dell'epoca si identificano nella figura di Domenico da Piacenza, Guglielmo Ebreo e Antonio Cornazano, che ci hanno lasciato dei trattati manoscritti sull'arte della danza del loro tempo:

_ "De arte saltandi et choreas ducendi" (Domenico da Piacenza)

_ "De pratica seu arte tripudii vulgare opusculum" (Guglielmo Ebreo da Pesaro)

_ "Libro dell'arte del danzare" (Antonio Cornazano).

Tali testi furono scritti per essere donati ai principi "datori di lavoro" di tali maestri di ballo; la descrizione delle danze (coreografia) era precisa sebbene vi fossero scarsi riferimenti alla posizione delle mani, alla posizione delle coppie ecc… particolari rilevabili grazie ai molti dipinti, miniature e affreschi, giunti fino a noi.

Quindi, per concludere, la danza non era solo un passatempo, un divertimento, una tecnica di corteggiamento, una forma ludica… in quelle coreografie lontane, miste a correlazioni di movenze geometriche, musica, passi e nobile intercedere, c'è ancora oggi tutta l'arte, la concretezza e la poesia del Rinascimento.

La danza eseguita dalle due nobildonne è "Tourdion" su musica di Pierre Attaignant e coreografia di "Bassadanza in 4 " di Guglielmo Ebreo.

"Bassadanza": danza nobile, che s'avvale di un lessico motorio molto definito: riverenza, passo semplice, passo doppio, continenza, ripresa. Il suo massimo centro di diffusione era la Corte dei Duchi di Borgogna;

La danza di gruppo, eseguita in cerchio, è d'origine popolare (probabilmente tardo-medievale) su musica d'un anonimo irlandese del XI sec., intitolata "Brian boru's march"; tale danza rispecchia la tipica "carola" medievale (da "karol", o "querole" che significa "danza in cerchio"), infatti il circolo, ad un certo punto si spezza in coppie e poi si ricompone. Questa era tradizionalmente la danza d'apertura nelle feste da ballo.

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